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Venerdi 20 gennaio picchetto a San Basilio. Giulia è rientrata a Tiburtino III

BASTA SFRATTI – BASTA GUERRA TRA POVERI
 
VENERDI 20 GENNAIO TUTTI A SAN BASILIO. PICCHETTO ANTISFRATTO DI MASSA IN VIA CARLO TRANFO
 
A San Basilio venerdì 20 gennaio ci mobiliteremo con un picchetto popolare e di massa per impedire un’altra ingiustizia commessa nel nome della legalità. L’appuntamento è alle 7 in via Carlo Tranfo 22.
L’obiettivo è impedire lo sfratto di Eliana, una donna malata di cancro che ha la sola colpa di essere povera e di aver occupato un appartamento del comune.
Di fronte alla latitanza del Comune nel mettere in campo soluzioni sull’emergenza abitativa, gli apparati e i funzionari comunali vanno avanti nella loro guerra contro i poveri. Ma non hanno fatto i conti con la resistenza popolare.
Infatti a Tiburtino III dopo lo sgombero ingiusto di Giulia e di sua figlia ordinato dal Comune di Roma e dopo che le istituzioni (Comune, Regione,) le avevano lasciate senza casa, nel freddo di questi giorni senza nessun aiuto e nessuna risposta, gli abitanti di Tiburtino 3, l’Asia-Usb e la Carovana delle Periferie hanno restituito casa a Giulia e sua figlia. Dimostrando che la solidarietà è un’ arma potente che gli abitanti delle periferie e delle case popolari sanno usare.
 
NO ALLA GUERRA CONTRO I POVERI!! BASTA SFRATTI!!
 
Carovana delle Periferie
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A Roma serve un cambio di passo. Lettera aperta al M5S

Lettera aperta al Movimento Cinque Stelle

L’arresto di Raffaele Marra e prima ancora le indagini aperte sull’ex assessore Muraro, sono la conferma delle ombre sulle scelte imposte dalla e alla sindaca Raggi nella formazione dello staff che deve guidare l’amministrazione comunale di Roma. Non sono state un fulmine al ciel sereno.

Nei mesi scorsi erano state numerose, nella città e dentro lo stesso M5S, le opposizioni a nomine o conferme di dirigenti che andavano in tutt’altra direzione rispetto a quella richiesta di discontinuità e cambiamento che ha portato la Raggi e il M5S al governo di Roma.

E’ evidente come dentro gli apparati amministrativi comunali e nelle aziende municipalizzate cerchino di sopravvivere con ogni mezzo cricche di potere interessate solo agli affari. Questi gruppi d’affari hanno trovato nello staff della sindaca Raggi ascolto e protezione, fino all’ultimo.

Ancora prima delle elezioni di giugno, le reti sociali che operano nelle periferie, tra i lavoratori e le lavoratrici, tra gli operatori sociali dei servizi, avevano manifestato con forza, anche in Campidoglio, la volontà di spazzare via gruppi di interesse che hanno portato al degrado la città, agevolato gli interessi privati nella gestione dei servizi pubblici, spolpato le risorse comunali che dovevano essere destinate alle esigenze popolari.

Vogliamo ricordare che nel giugno del 2015, proprio insieme al M5S, avevamo tenuto una partecipatissima assemblea popolare sulla piazza del Campidoglio per chiedere le dimissioni del sindaco Marino, diventato una foglia di fico che copriva il malaffare dilagante grazie al Patto della Carbonara tra destra e Pd, e portato solo molto parzialmente alla luce dall’inchiesta su Mafia Capitale. Ma vogliamo anche ricordare che mentre una parte del M5S ha vissuto positivamente quel confronto e quella contaminazione con le realtà sociali delle periferie e con i sindacati di base dei lavoratori, un’altra parte l’ha avversata prima, durante e dopo.

Nelle elezioni di giugno, si è manifestata concretamente l’aspettativa delle periferie e dei lavoratori per una rottura totale con la giunte precedenti – di destra o di centro-sinistra – e con la supremazia dell’affarismo rispetto alle priorità sociali di questa città. Il programma su Roma del M5S più di altri ha corrisposto a tale aspettativa.

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Trascorsi cento giorni dall’insediamento della giunta Raggi, siamo tornati in Campidoglio con una partecipatissima assemblea popolare il 4 ottobre scorso, alla quale abbiamo chiamato al confronto sia la giunta che i consiglieri comunali, proprio per discutere insieme se i primi passi fatti dalla amministrazione corrispondessero o meno a quel programma e a quella aspettativa. La risposta è stata la chiusura della Sala della Protomoteca ordinata proprio dal dott. Marra e il veto imposto dalla sindaca Raggi e dal suo staff alla partecipazione di assessori o consiglieri comunali a quella assemblea popolare (tenutasi poi sulla scalinata). Una pessima ma significativa risposta.

Nelle settimane successive abbiamo proceduto a organizzare alcune assemblee popolari nei Municipi alle quali hanno partecipato – lì dove è stato possibile – anche gli amministratori municipali del M5S per articolare il confronto sui punti di programma anche sui territori, mentre i segnali che giungevano dalla giunta comunale in Campidoglio continuavano ad oscillare tra l’inerzia, lo scantonamento e la chiusura.

Riteniamo che il M5S a Roma oggi debba fare fino in fondo i conti con la giunta Raggi ma anche – e soprattutto – con le istanze sociali e popolari che da sei mesi chiedono che si dia attuazione al programma presentato dal M5S in campagna elettorale.

Ci sono alcuni punti che più di altri hanno la potenzialità di segnalare discontinuità con il passato e rottura con i comitati d’affari prosperati dalla collusione tra destra e Pd nelle amministrazioni comunali precedenti:

1)       Mettere mano al debito del Comune di Roma separando quello reale da quello ereditato verso le banche da operazioni speculative (vedi i Punti Verdi Qualità) e procedere all’audit pubblico con la città. In secondo luogo rimettere in discussioni i vincoli del Patto di Stabilità imposto da governo e Unione Europea, che impediscono l’uso delle risorse disponibili per investimenti e provvedimenti finalizzati al benessere sociale;

2)      Fermare le privatizzazioni delle aziende municipalizzate e reinternalizzare i servizi comunali esternalizzati che si sono rivelati molto più costosi ed hanno alimentato il verminaio degli appalti;

3)      Revocare le convenzioni dei Piani di Zona che si sono dimostrati una speculazione privata con concessioni, terreni e fondi pubblici a danno delle famiglie alle prese con i problemi abitativi. In secondo luogo sanatoria delle case occupate e requisizione dell’immenso patrimonio immobiliare inutilizzato per far fronte all’emergenza abitativa;

4)      Organizzazione del ciclo dei rifiuti attraverso il coinvolgimento dei lavoratori dell’Ama e della gente dei quartieri per gestire la raccolta differenziata e mettere fine al business su inceneritori e discariche;

5)      Salvaguardare gli spazi sociali e culturali attivi nella città stoppando gli sgomberi che stanno desertificando sul piano sociale, culturale e associativo interi territori e avviando, come fatto a Napoli, una delibera che valorizzi e non monetizzi i beni comuni.

6)      Avviare nei Municipi e a livello comunale meccanismi di vera partecipazione e coodecisione popolare sulle scelte che attengono alla città e ai territori, in un continuo confronto con gli amministratori. Solo così sarà possibile mettere il rilancio delle periferie al centro dell’agenda di governo di Roma.

Questi erano i punti che abbiamo discusso insieme al M5S nel giugno del 2015 in Campidoglio, questi sono i punti su cui si è attivata nella città una vastissima rete di comitati, associazioni, realtà sociali e sindacali di base, questi sono i punti su cui ci saremmo voluti confrontare con la giunta e i consiglieri comunali il 4 ottobre scorso.

Su questi punti intendiamo incalzare e confrontarci con la Giunta comunale. La Giunta Raggi fino ad oggi ha reso impossibile questo percorso. I personaggi di cui si era circondata confermano che non è stato solo per inesperienza. Chiediamo al M5S di Roma di essere parte attiva di questo confronto sia a livello comunale che nei territori. Se questo sarà un percorso possibile riteniamo che le esigenze popolari e democratiche nella nostra città ne trarranno beneficio. Se si sceglierà la strada della chiusura, vorrà dire che i Marra e i Muraro hanno vinto e la possibilità del cambiamento ha perso.

Riteniamo che la “buona amministrazione” non basti. Solo una alleanza tra amministratori e le organizzazioni sociali degli abitanti e dei lavoratori può veramente cambiare il passo, il volto e le scelte decisive di questa città. Senza più fare sconti a nessuno.

Roma, 19 dicembre 2017

La Carovana delle Periferie 

https://carovanaperiferie.wordpress.com/

Carovana al Brancaccio

Crisi nella giunta Raggi. Basta con le cricche di potere, torniamo al programma

L’arresto di Marra (e Scarpellini) può cambiare la scena del governo della città. La giunta, eletta sulla spinta di una grande voglia di cambiamento e discontinuità soprattutto delle periferie, può finalmente liberarsi dal “cerchio magico” che ne ha intrappolato l’azione politica e amministrativa.
Adesso è evidente che a tenere in scacco la giunta Raggi in questi primi sei mesi non è stato solo il governo Renzi con i suoi vincoli di spesa ed i progetti di ulteriore privatizzazione dei servizi. E’ stata anche la cricca di dirigenti e funzionari, più o meno apertamente di destra, eredi delle giunte Alemanno e Polverini, che ha fortemente condizionato l’agire della giunta e che la sindaca ha voluto nominare nonostante l’opposizione di gran parte del Movimento Cinque Stelle. Sulle politiche abitative, sulla gestione del patrimonio, nei rapporti con il personale, sul governo delle partecipate, nella relazione con il mondo degli affari, questa cricca ha lavorato a prescindere dal programma con il quale il Movimento Cinque Stelle ha vinto le elezioni.
Il condizionamento esercitato da questo gruppo di potere, in stretta relazione con il mondo degli affari e dei costruttori, di quelli che hanno sempre comandato a Roma, si può e si deve interrompere. Se si vuole costruire un cambiamento vero non c’è altra possibilità che ripulire l’amministrazione cittadina da quella schiera di funzionari che continuano a rappresentare il vecchio e corrotto sistema di potere.
Il Movimento Cinque Stelle e la giunta Raggi sono finalmente disposti a produrre questo passaggio e a mettere in pratica il programma di quest’estate?

Lunedì 19 dicembre ore 15
Conferenza stampa sulla scalinata del Campidoglio
Carovana delle Periferie

https://carovanaperiferie.wordpress.com/  info: 338 1347713

ciaone-periferie

IL NO SOCIALE AL REFERENDUM HA VINTO NELLE PERIFERIE. DISCUTIAMONE

Venerdi 16 dicembre assemblea cittadina a Tiburtino III (0re 17.30 via del Frantoio)

Anche questa volta le periferie si sono riprese la scena. Come alle scorse elezioni comunali, è dai territori devastati dalla crisi economica, dalla disoccupazione e dall’abusivismo selvaggio che si è espresso più forte il NO a Renzi e al governo del Partito democratico. Come nello scorso giugno, anche in questo referendum a Roma gli unici due municipi in cui ha prevalso il SI sono stati quelli centrali della città vetrina, dei flussi turistici, dei grandi patrimoni e dei ceti medio alti. La sterminata periferia imbarbarita dal cemento e dal Jobs act non è cascata nel tranello renziano. Lo stesso ragionamento può essere allargato al resto del paese: è nel sud impoverito, è nei territori desertificati e deindustrializzati, è tra le fasce più giovani della popolazione che vivono una rassegnata precarietà senza diritti, che stravince l’opposizione a Renzi e al Pd.

Se dentro quel NO si esprime una forte contestazione popolare e sociale alle scelte del partito di Renzi, le aspettative di cambiamento che ha prodotto il risultato del referendum non riescono ancora a tradursi in un chiaro programma sociale.

Ora che il governo di Renzi prepara le valigie e già si profila all’orizzonte una nuova campagna elettorale, c’è il forte rischio che le periferie si ritrovino ad essere di nuovo l’ago della bilancia senza poter decidere cosa bisogna fare per cambiare davvero. Ancora una volta i nostri voti potrebbero produrre la differenza senza essere sufficienti per cambiare le nostre vite.

E’ un po’ quello che abbiamo cominciato a verificare a Roma, dove le aspettative verso la nuova giunta comunale ancora non si sono trasformate in fatti concreti per la vita degli abitanti delle periferie.

Forse è arrivato il momento di cambiare rotta. Per discuterne ci vediamo

Venerdì 16 dicembre alle 17.00

in via del Frantoio n. al Tiburtino III.

Carovana delle Periferie

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LA CITTÀ È DI CHI CI VIVE. VENERDI 18 NOVEMBRE ASSEMBLEA A TORBELLAMONACA

Venerdi 18 ore 15,30 nella Sala del Consiglio del Municipio VI in Viale Duilio Cambellotti, 11.

Trasporti, sanità, scuola, partecipate, municipalizzate, servizi, inquinamento, spazi sociali, casa, qualità della vita…
SONO AFFAR NOSTRO
COSTRUIAMO LE CONSULTAZIONI POPOLARI

ROMA VUOLE CAMBIARE

Nel pomeriggio del 4 Ottobre scorso centinaia di cittadini e lavoratori di Roma si sono riuniti in assemblea nella piazza Campidoglio a cento giorni dall’insediamento della giunta a cinque stelle.
L’assemblea ha riunito tanti comitati, associazioni, collettivi territoriali, lavoratori sindacalizzati e non, spazi autogestiti, reti sociali e sindacali per discutere insieme e pubblicamente del cambiamento che era stato annunciato, un cambiamento sperato da molti e da tanti (sia singoli che realtà collettive) creduto possibile con l’elezione della sindaca Raggi.
Per chi ha partecipato in piazza del Campidoglio, “cambiare” non significa entrare al posto di qualcun altro nelle stanze dei bottoni ma rompere decisamente con i principi che hanno determinato fino ad oggi il governo di questa città: cambiare significa rifiutare i vincoli imposti dal patto di stabilità, praticare immediatamente un audit pubblico del debito di Roma (8,6 mld di cui non si conoscono più neanche i creditori), fermare ogni privatizzazione in corso o annunciata dei servizi essenziali di questa città, riempire la scatola vuota del NO alle olimpiadi con politiche concrete sulle periferie, con la redistribuzione delle risorse cittadine, con uno stop deciso al consumo di suolo urbano e non solo, con la fine della cementificazione dei territori.
Cambiare significa dare voce a chi vive il problema dell’emergenza abitativa causato dalle speculazioni sull’edilizia pubblica (vedi la truffa dei piani di zona) e sul patrimonio degli enti previdenziali, a chi passa metà della propria giornata sui mezzi pubblici, a chi lavora dodici ore al giorno, a chi paga tariffe sempre più alte per servizi (luce, acqua, trasporti, rifiuti, ecc.), perennemente in emergenza e con la beffa concreta di ritrovarsi l’ennesimo inceneritore o l’ennesima colata di cemento dietro casa.
Cambiare deve significare valorizzare gli spazi e i percorsi di partecipazione dei cittadini, di solidarietà sociale, di mutualismo e questo passa per la fine delle minacce di sfratto per centinaia di famiglie, per la fine delle minacce di sgombero ai centri antiviolenza, agli spazi sociali autogestiti in stabili pubblici e privati altrimenti abbandonati, alle centinaia di associazioni e progetti sociali e culturali cui da mesi l’amministrazione (senza soluzione di continuità fra gestione commissariale e gestione “a 5 stelle”) chiede milioni di euro di arretrati, ma senza i quali la città di Roma perderebbe uno dei pochi patrimoni di cultura, solidarietà e socialità che le sono rimasti.
Cambiare insomma, significa fare scelte politiche che trascendono, e di molto, la tecnica, la procedura, la lunghezza dei curriculum.
Centinaia di persone in Campidoglio hanno reso evidente, alla città e a questa amministrazione, qual è il vero significato della tanto enunciata partecipazione, ribadendo che oggi in Italia “cambiare” significa rompere con il governo Renzi: rifiutare a livello locale, territorio per territorio, città per città, l’applicazione del decreto Madia e delle conseguenti privatizzazioni; mobilitarsi contro il crollo di diritti e salari (persino pubblicizzati senza pudore dal governo), contro il Jobs Act e la sanità a pagamento.
Sarà la partecipazione democratica dei cittadini e delle cittadine a far dire alla città di Roma NO alla riforma costituzionale.
Dopo l’assemblea del 4 Ottobre si ritorna nei territori, in ogni quartiere, con assemblee, per costruire una sempre più ampia discussione e per continuare la scrittura delle proposte e delle idee di gestione della città, dei suoi servizi e del suo patrimonio attraverso momenti pubblici di approfondimento tematico.
Nel zona del casilino l’assemblea si terrà venerdì 18 alle ore 15,30 in via Duilio Gambellotti 11 a Torbellamonaca nella Sala del Consiglio del VI Municipio.
Al centro della discussione ci saranno sia le questioni principali che già abbiamo esposto l’incontro in Campidoglio, sia i temi più locali.
Il tema resta la capacità della giunta comunale di rispondere alle aspettative suscitate sui temi forti: debito, partecipate/servizi, casa, cementificazione, spazi sociali, periferie.
ROMA VUOLE CAMBIARE, PER DAVVERO!

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Venerdi 11 novembre. Impediamo la svendita dell’Atac, rivendichiamo il trasporto pubblico

Contro i progetti di privatizzazione e svendita dell’Atac, assemblea popolare tra lavoratori, utenti e amministratori locali al deposito Atac di via Prenestina 45 (sala mensa), ore 16.00. Lavoratori, abitanti, pendolari e realtà sociali/territoriali sono invitate a partecipare. Partecipano Enrico Stefano (commissione trasporti del consiglio comunale di Roma), Silvana De Nicolò (consigliera regionale), Carlo Guglielmi (Forum Diritti Lavoro)