SABATO 3 GIUGNO ASSEMBLEA PLENARIA DELLA CAROVANA DELLE PERIFERIE

Come sapete il 2-3 e 4 giugno a Ponte di Nona saremo impegnati con la prima festa della Repubblica delle Periferie.
Riteniamo utile approfittare di questo appuntamento per fare l’assemblea plenaria di tutte le attivisti e gli attivisti della Carovana delle Periferie, per fare un bilancio del lavoro fatto e discutere quello da mettere in cantiere nei prossimi mesi.

L’appuntamento per l’assemblea plenaria della Carovana è sabato 3 giugno alle ore 16.00 a Ponte di Nona (sede Asia via della Riserva Nuova 61).

A seguire (alle 19.00) ci sarà invece un incontro pubblico con il Presidente del Municipio e (forse) il vice sindaco Bergamo sui problemi del quartiere e delle periferie.

a seguire festa, cena sociale, concerti

Case popolari. Sanatoria subito. Mercoledi 17 manifestazione alla Regione Lazio

L’emergenza abitativa nella città di Roma è ormai incancrenita e va peggiorando soprattutto a causa della crisi crescente del mondo del lavoro: alle fragilità sociali che già non trovavano risposta se ne aggiungono giorno dopo giorno altre. In questo panorama si inserisce il tema dell’Edilizia Residenziale Pubblica, abbandonata dal punto di vista della gestione da decenni. La mancata cura da parte degli enti gestori, l’inefficienza del Comune nella gestione delle assegnazioni, la scriteriata scelta di svendita delle poche case esistenti, hanno generato una situazione esasperata.

Attualmente, per quanto risulta alle Politiche abitative di Roma Capitale, ci sono 9000 nuclei familiari residenti in immobili ERP “senza titolo” e quindi a rischio sgombero: 9000 famiglie che, nella stragrande maggioranza dei casi, hanno tutti i requisiti richiesti per avere diritto alle case popolari. La criminalizzazione degli occupanti che oggi le ultime scelte politiche portano avanti, denuncia la totale distanza tra la politica e il paese reale.

Inoltre quasi 30000 inquilini dell’Ater di Roma (tra regolari e irregolari) e poco meno di quelli residenti nelle case del Comune hanno ricevuto lettere relative alle morosità pregresse con importi che vanno dai 50 ai 150mila euro.

Gli sgomberi tentati e quelli programmati in nome della legalità, i processi che chiederanno gli sfratti per morosità non tengono conto dell’illegalità in cui le istituzioni si sono mosse fino a oggi: è illegale consentire situazioni di occupazione per decenni, è illegale procedere con lettere di morosità senza tener conto delle prescrizioni previste dalla legge, senza rispettare le regole di trasparenza, è illegale che una pratica di sanatoria venga lavorata dopo 20 anni, è illegale chiedere indennità di occupazione non dovute, è illegale far pagare manutenzioni mai effettuate.

Il problema reale è decidere una volta per tutte che la casa è un diritto, che il nostro paese ha bisogno di più edilizia residenziale pubblica che venga poi gestita con efficacia ed efficienza per tutelare il patrimonio pubblico e gli inquilini. E pensiamo che sia un tema che deve essere affrontato da tutto il Consiglio Regionale e non solo dalla Giunta.

Per questo l’Asia Usb ha chiesto un incontro urgente ai gruppi consiliari in occasione della manifestazione del 17 maggio 2017 per illustrare i motivi che ci portano a sostenere la richiesta di regolarizzazione di tutti i nuclei che rispettano i requisiti e la proposta di transazione per i debiti pregressi.

Il Decreto Lupi del 2014, diventato poi legge, è perfettamente in linea con quanto ormai da anni si sta affermando nel nostro paese: (s)vendere e privatizzare il patrimonio pubblico da una parte e dall’altra schiacciare e colpevolizzare chi ha difficoltà economiche/sociali.

Infatti anche il cosiddetto “Piano-casa” (a firma Renzi-Lupi) mira, tra le altre cose, alla dismissione dell’Edilizia Residenziale Pubblica e imposta una vera e propria guerra agli occupanti “senza titolo”.

Per quanto riguarda la privatizzazione del patrimonio pubblico questo Decreto prevedeva, nella sua prima stesura, la vendita all’asta delle case popolari. Detto in un altro modo: cancellava il diritto alla casa. Dopo la grande mobilitazione promossa dall’AS.I.A. USB, abbiamo ottenuto tutele per i più deboli, ma non siamo riusciti a bloccare del tutto la dismissione del patrimonio ERP. La legge invita a disfarsi degli alloggi “nei quali la proprietà pubblica è inferiore al 50%”, quelli considerati “fatiscenti” (quindi, potenzialmente, la maggior parte) e di mettere all’asta quelli occupati senza titolo.

Tuttavia il Titolo V della Costituzione avrebbe consentito alla Regione Lazio di non accogliere questo invito alla vendita, ma la Giunta Zingaretti (nonostante le rassicurazioni date dall’Assessore alla casa Refrigeri) ne ha disposto l’approvazione in piena estate (DGR n. 410/2015), disattendendo così le promesse fatte e dando il via alla dismissione del patrimonio pubblico della nostra Regione.

mediante sgomberi, sfratti e l’invio di lettere di morosità.guerra ai poveri dei Vigili Urbani contro gli inquilini morosi e quelli senza titolo, dichiarando una vera e propria Task-forceIl Comune di Roma non è stato da meno. La Giunta Marino prima, la gestione commissariale di Tronca e poi infine la Giunta Raggi, non si sono mai espressi sul Piano casa. Anzi, l’hanno vergognosamente attuato mettendo in campo una

Governo nazionale, Regione Lazio e Giunta Comunale sono quindi i veri responsabili dell’attuale situazione che si sta verificando in tutti i quartieri popolari di Roma, ormai divenuti campo di battaglia tra forze dell’ordine ed abitanti. Un problema sociale così importante come quello del diritto all’abitare è stato trasformato in una mera questione di ordine pubblico: migliaia di inquilini, seppur aventi diritto, rischiano di essere sfrattati e sgomberati anche se disabili, anziani, assegnatari da oltre 40 anni o famiglie con minori.

In un paese in cui aumenta il numero di persone che vivono sotto la soglia di povertà, in cui le ricchezze si concentrano nelle mani di pochi a fronte di una massa che ha sempre più difficoltà a soddisfare i bisogni primari, la risposta della politica è contraria a qualsiasi principio di giustizia sociale: bisogna vendere a chi può comprare, bisogna cacciare chi ha occupato perché non sapeva dove andare.

Per questo è indispensabile una grande mobilitazione alla Regione Lazio per chiedere con forza e determinazione una SANATORIA PER GLI AVENTI DIRITTO alla casa (ovvero quelli con i requisiti di reddito e che non possiedono altri immobili), in grado di fermare l’attuale meccanismo meramente repressivo e ristabilire il principio di equità, da cui bisogna ripartire per una gestione trasparente e ponderata del patrimonio residenziale pubblico.

Inoltre, l’inefficienza della macchina burocratica ha lasciato da una parte in stato di abbandono tutto il patrimonio immobiliare E.R.P. e dall’altra impone pagamenti vessatori ingiusti e ingiustificati rispetto ad arretrati per servizi mai erogati. Pertanto diventa necessaria una TRANSAZIONE DEGLI ARRETRATI PREGRESSI, immotivatamente richiesti, che restituisca giustizia sociale.

Roma non si vende. Sabato manifestazione fino in Campidoglio

Sabato 6 maggio un corteo raggiungerà il Campidoglio per riaffermare che “Roma non si vende”. Lo slogan diventato virale durante il commissariamento Tronca sull’amministrazione capitolina.

La manifestazione del 6 maggio guarda però alla situazione di oggi e del domani sulla città di Roma. I promotori del corteo – Carovana delle Periferie, Decide Roma, Forum Salviamo il Paesaggio, Unione Sindacale di Base – da mesi stanno incalzando la nuova giunta comunale affinché dia segnali di reale discontinuità con le amministrazioni precedenti e con gli interessi speculativi da sempre dominanti sulla Capitale.

Sabato in piazza si paleseranno tutte le emergenze sociali sulle quali la nuova giunta continua a mantenere un atteggiamento reticente.

L’elenco è pesante come un macigno: accettazione e non messa in discussione del controverso debito comunale accumulatosi negli anni; inerzia su una emergenza abitativa esplosiva; nebulosità sul mantenimento del carattere pubblico delle aziende municipalizzate; subalternità alla logica dell’urbanistica contrattata con gli speculatori; deresponsabilizzazione del Comune attraverso esternalizzazione e privatizzazione dei servizi sociali; indefinitezza sulla sorte degli spazi sociali, associativi e abitativi che hanno occupato immobili pubblici abbandonati al degrado; rimozione della effettiva partecipazione popolare alle decisioni strategiche su Roma.

Infine, ma non per importanza, il corteo contesta anche il carattere liberticida e razzista del Decreto Minniti i cui effetti si sono già materializzati a Roma con la morte di Niang Maguette, immigrato senegalese da anni residente a Roma e su cui oggi si terrà un sit in di protesta in Piazza venezia.

In una città in cui a Roma tutti gli indicatori di disagio sociale segnano rosso fisso, i promotori della manifestazione del 6 maggio chiedono un cambio di passo radicale. La vita sociale, economica, culturale, politica della città ha sofferto per anni di un consociativismo solo parzialmente rivelato da Mafia Capitale. Una palude che va bonificata individuando e dando soluzione a priorità sociali diverse da quelle degli interessi privati che hanno saccheggiato e continuano a degradare Roma.

Sabato 6 maggio il corteo partirà da Piazza Vittorio (ore 15.00), sfilerà per via Cavour e si concluderà con una assemblea sulla piazza del Campidoglio.

IL GOVERNO PRENDE PER IL CULO GLI ABITANTI DELLE PERIFERIE DI ROMA

Nello strombazzato provvedimento del governo “Per la riqualificazione e la sicurezza delle periferie”, ci sono solo diciotto milioni per le periferie di Roma, esattamente quanti ne sono stati stanziati per il Comune di Lecce che ha 94.956 abitanti, praticamente un decimo di quelli delle periferie romane
Cosa prevede il provvedimento del governo per le periferie di Roma? La riqualificazione dell’edificio Ex Gil di Ostia. Tre interventi a Corviale. Uno a San Basilio, in piazza San Cleto ed un progetto di promozione per la Mobilità dolce nelle scuole. Sono questi i progetti per le periferie, finanziati con 18 milioni, contenuti nell’accordo sottoscritto ieri a palazzo Chigi dalla sindaca di Roma, Virginia Raggi. In particolare per la riqualificazione dell’Ex Gil a Ostia andranno 13 milioni. Due e mezzo andranno a Corviale. 787.500 euro andranno a San Basilio. Infine 1,5 milioni per la promozione del pedibus e del ‘bike to school’ in 15 scuole di Roma.
La sindaca Raggi così ha commentato: “Siamo stati a palazzo Chigi dal premier Gentiloni per sottoscrivere questa convenzione sul bando delle periferie. Inizia ora un percorso che facciamo insieme e che mira a restituire alle periferie un ruolo centrale. Marginalità e abbandono sono ormai concetti residuali: il nostro obiettivo è quello di far rinascere tutte le periferie”.
Come si dice? In gergo politicamente corretto “la montagna ha partorito un topolino”, per capirsi bene: è una presa per il culo

Si allo Stadio, No speculazione. Se la Giunta si piega vogliamo il referendum

La vicenda dello Stadio per la Roma sta diventando uno spartiacque tra la possibilità di liberare finalmente Roma dagli speculatori e dai palazzinari e un nuovo cedimento ai diktat dei poteri forti.

Tutti i dati dimostrano che lo Stadio per la Roma rappresenta solo il 14% delle cubature richieste dalla cordata di banche e costruttori che vogliono cementificare massicciamente Tor di Valle. Lo Stadio dunque è solo un pretesto per la più grossa speculazione edilizia dal dopoguerra a oggi a Roma.

Lo Stadio inoltre non sarà “della Roma”, ma verrà pagato 2 milioni di euro all’anno dalla A.S. Roma al costruttore Parnasi e alla cordata di banche e società finanziarie messa insieme da Pallotta. Insomma: giallorossi Sì ma cojoni NO!!

Siamo d’accordo a realizzare un nuovo Stadio, a utilizzare al meglio l’Olimpico ed a restaurare il Flaminio completamente abbandonato al degrado affinchè Roma disponga di impianti sportivi per tutti e funzionali. Ma è inaccettabile accettare il ricatto dei costruttori e degli speculatori che vogliono aggiungere al nuovo Stadio più di settecentomila metri cubi di palazzi, grattacieli, negozi da vendere, affittare, ipotecare alla banche per fare investimenti finanziari.

La giunta comunale della Raggi barcolla sotto il peso delle pressioni degli speculatori  che strumentalizzano i sostenitori della Roma per piegare ancora una volta la città ai loro interessi e agli affari. La riunione  della giunta con il costruttore Parnasi, le dichiarazioni trionfaliste del vicesindaco Bergamo e le dimissioni dell’assessore all’Urbanistica  Berdini sono il segnale di questa capitolazione.

Dichiariamo sin da subito che se la Giunta e il Consiglio Comunale accetteranno i diktat dei palazzinari e della banche sulla cementificazione a Tor di Valle, ci attiveremo per ottenere un referendum cittadino contro la delibera che approverà questo scempio.  Lo abbiamo già fatto in passato contro la privatizzazione dell’Acea e della Centrale del Latte (con la giunta Rutelli) lo faremo di nuovo anche con la giunta Raggi.

Il referendum sulle delibere comunali è uno strumento previsto dallo statuto comunale di Roma e uno strumento di democrazia e partecipazione diretta dei cittadini alle decisioni importanti sulla città.

Prepariamoci a dare battaglia contro la speculazione, la cementificazione selvaggia e i comitati d’affari che rappresentano la vera minaccia di mafia-capitale su Roma.

Carovana delle Periferie

Martedi 7 febbraio tutte e tutti in Campidoglio

“ROMA E’ SBILANCIATA”

Martedi 7 febbraio torniamo im Campidoglio
Sulle priorità e le scelte sulla città pesano ancora troppo gli interessi dei poteri forti e poco o nulla le esigenze popolari.
Il bilancio e le scelte della giunta comunale lasciano troppe cose come stavano prima. L’aria a Roma deve cambiare.
MARTEDI 7 FEBBRAIO TUTTE E TUTTI IN CAMPIDOGLIO
Le forze che hanno promosso l’assemblea del 4 ottobre scorso in Campodoglio, danno appuntamento per una Assemblea popolare, martedi 7 febbraioo alle ore 15.30 alla Sala della Protomoteca

convocata da Carovana delle Periferie, Decide Roma, Unione Sindacale di Base, Forum Salviamo il Paesaggio.