Presentazione

carovanaLa “carovana delle periferie” nasce da un progetto ambizioso, quello di trasformare il rapporto tra diverse strutture territoriali, il sindacato usb e centri sociali in una rete sociale-sindacale, e quindi inevitabilmente politica, che promuova e dia spessore alle iniziative di lotta territoriale. Si tratta certo di consolidare l’unità delle strutture nelle iniziative, di ricercare l’adesione di tante altre strutture e soggettività, ma soprattutto di dare all’insieme di queste la capacità/forza di critica generale dello stato di cose, elaborando al tempo stesso un programma di proposte di cambiamento.

Parlare delle e nelle periferie significa affrontare le contraddizioni del 70% della popolazione delle grandi città, significa parlare a disoccupati, precari, lavoratori sfruttati, abitanti privi di certezze: sull’abitazione, su un efficace e accessibile assistenza sanitaria, sulle condizioni di salute attaccate molto spesso dai veleni di discariche, inceneritori, cibi e acqua inquinati.

Parlare delle e nelle periferie significa consolidare o costruire rete di relazioni e organizzazione territoriale che prenda il posto dei vuoti lasciati dalle sinistre. Un lavoro imprescindibile non solo e non tanto per il fatto che nelle periferie la destra tenta di accreditarsi come forza di opposizione popolare additando il più debole a causa dei disastri di questa società.
Non solo e non tanto per questa arrogante pretesa fascista, quanto per la semplice considerazione che non è possibile alcun cambiamento radicale, né difendere ciò che dovrebbe essere effettivamente un bene comune, se non in presenza di una forte mobilitazione di massa.

La preziosa presenza nei territori di comitati, associazioni o strutture con cui ci poniamo l’obiettivo di opporci a singole scelte governative o delle amministrazioni municipali se da un lato ci consentono di esprimere una autentico radicamento e rappresentanza di base dall’altro ci espone al rischio di soggiacere ad una visione parziale delle contraddizioni in atto. Ed ancora: la necessità di una trasformazione radicale di questo sistema di produzione e governo delle contraddizioni è questione che richiede un profondo dibattito ed un contributo il più ampio possibile. La comprensione di quanto accade, comunicata in modo distorto e travisato dai mass-media, richiede che le situazioni territoriali si facciano carico di comprendere e spiegare la gravità della situazione nazionale e internazionale: la tendenza alla guerra che segna quotidianamente dei passi in avanti dal baltico a scorrere giù fino alle coste del nord Africa; l’avvertimento repressivo dei fatti di Genova che con pestaggi e tortura ha avuto il senso di una durissima sanguinosa lezione a quanti avevano fatto del movimento spinta di progresso e ragione.

Non si tratta solo di un invito all’unità nella lotta, ma alla ricerca di una comune visione delle ragioni della crisi che attraversa in forme diversa i territori, e alla formulazione di un programma alternativo di governo e direzione del paese.

È evidente che la crisi economica e l’osservanza delle dinamiche che regolano la produzione di valore rendono le risorse nel paese una coperta corta che non riesce a coprire le necessità.
C’è chi insiste sulla necessità di ridurre sprechi, ruberie, privilegi di casta. Chi insiste sulla necessità di una diversa distribuzione delle risorse
Tutto necessario crediamo ma non sufficiente,
E’ chiaro infatti che siamo di fronte ad una crisi generale di questo sistema, crisi che un produce anche un conflitto generalizzato su come si intende governare non solo la città ma l’intero paese. I vincoli del Patto di Stabilità imposto dal governo Renzi e dall’Unione Europea alle amministrazioni locali e la sussidiarietà alla rovescia (che consegna tutto ai privati), ipotecano pesantemente le esigenze sociali e gli interessi popolari.
E’ la politica delle grandi opere quella che fa da contraltare ad un bilancio di pesantissimi tagli contro la parte più debole della città. Dal nuovo stadio alla nuvola di Fuksas, dai grattaceli di Parnasi all’autostrada Roma-Latina, per finire con la nuova follia delle Olimpiadi, ciò che conta è mettere la città a disposizione dei voraci appetiti dei gruppi finanziari. Il prodotto di questo processo già lo conosciamo: mercificazione della vita cittadina, crescita di lavoro precario e sottopagato, e soprattutto abbandono completo dell’immensa periferia.
Tutto ciò non farà che acuire le già drammatiche condizioni della periferia, spingendo i cittadini verso l’esasperazione e dando ancora più spazio alla guerra tra poveri. La gestione sbagliata del sistema dell’accoglienza, il taglio delle linee dei trasporti in periferia, la vendita delle case popolari e la riduzione continua dei posti di lavoro già danno il senso di una politica escludente nei confronti degli abitanti delle periferie. Il drastico taglio dei servizi pubblici, come gli asili, le biblioteche o l’assistenza sociale rappresenterà un colpo micidiale alla coesione sociale, in particolare dei quartieri popolari come Ponte di Nona, Tor Bella Monaca e San Basilio che rappresentano il bacino di utenza più ampio di questi servizi.
Tutto questo avviene in un clima di assenza di opposizione e le uniche voci che rompono il coro sembrano essere quelle che fanno leva sugli istinti xenofobi, un altro modo per nascondere le vere responsabilità. È ora di invertire la rotta e di rimettere le periferie al centro, quelle territoriali e quelle sociali.
La carovana delle periferie è una proposta di costruzione di un largo fronte di opposizione, che metta insieme tutti quelli che vogliono un’altra città, un altro paese, che abbia come priorità i bisogni reali e la qualità della vita dei cittadini. Un paese che allarghi la sfera dei diritti e redistribuisca risorse, tassando le grandi ricchezze private di questa città e limitando lo strapotere delle rendite.”

Queste pagine non vogliono essere una denuncia delle condizioni di vita nelle periferie.
Vogliono essere una bacheca, come si sarebbe detto una volta, che sia strumento di informazione, comunicazione e dibattito.
Uno strumento appunto che non vuole sostituirsi al confronto e al dibattito dal vivo che riteniamo invece momento fondamentale, insostituibile di confronto e crescita di soggetti e movimenti.

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