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SABATO 3 GIUGNO ASSEMBLEA PLENARIA DELLA CAROVANA DELLE PERIFERIE

Come sapete il 2-3 e 4 giugno a Ponte di Nona saremo impegnati con la prima festa della Repubblica delle Periferie.
Riteniamo utile approfittare di questo appuntamento per fare l’assemblea plenaria di tutte le attivisti e gli attivisti della Carovana delle Periferie, per fare un bilancio del lavoro fatto e discutere quello da mettere in cantiere nei prossimi mesi.

L’appuntamento per l’assemblea plenaria della Carovana è sabato 3 giugno alle ore 16.00 a Ponte di Nona (sede Asia via della Riserva Nuova 61).

A seguire (alle 19.00) ci sarà invece un incontro pubblico con il Presidente del Municipio e (forse) il vice sindaco Bergamo sui problemi del quartiere e delle periferie.

a seguire festa, cena sociale, concerti

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Martedi 7 febbraio tutte e tutti in Campidoglio

“ROMA E’ SBILANCIATA”

Martedi 7 febbraio torniamo im Campidoglio
Sulle priorità e le scelte sulla città pesano ancora troppo gli interessi dei poteri forti e poco o nulla le esigenze popolari.
Il bilancio e le scelte della giunta comunale lasciano troppe cose come stavano prima. L’aria a Roma deve cambiare.
MARTEDI 7 FEBBRAIO TUTTE E TUTTI IN CAMPIDOGLIO
Le forze che hanno promosso l’assemblea del 4 ottobre scorso in Campodoglio, danno appuntamento per una Assemblea popolare, martedi 7 febbraioo alle ore 15.30 alla Sala della Protomoteca

convocata da Carovana delle Periferie, Decide Roma, Unione Sindacale di Base, Forum Salviamo il Paesaggio.

LA CITTÀ È DI CHI CI VIVE. VENERDI 18 NOVEMBRE ASSEMBLEA A TORBELLAMONACA

Venerdi 18 ore 15,30 nella Sala del Consiglio del Municipio VI in Viale Duilio Cambellotti, 11.

Trasporti, sanità, scuola, partecipate, municipalizzate, servizi, inquinamento, spazi sociali, casa, qualità della vita…
SONO AFFAR NOSTRO
COSTRUIAMO LE CONSULTAZIONI POPOLARI

ROMA VUOLE CAMBIARE

Nel pomeriggio del 4 Ottobre scorso centinaia di cittadini e lavoratori di Roma si sono riuniti in assemblea nella piazza Campidoglio a cento giorni dall’insediamento della giunta a cinque stelle.
L’assemblea ha riunito tanti comitati, associazioni, collettivi territoriali, lavoratori sindacalizzati e non, spazi autogestiti, reti sociali e sindacali per discutere insieme e pubblicamente del cambiamento che era stato annunciato, un cambiamento sperato da molti e da tanti (sia singoli che realtà collettive) creduto possibile con l’elezione della sindaca Raggi.
Per chi ha partecipato in piazza del Campidoglio, “cambiare” non significa entrare al posto di qualcun altro nelle stanze dei bottoni ma rompere decisamente con i principi che hanno determinato fino ad oggi il governo di questa città: cambiare significa rifiutare i vincoli imposti dal patto di stabilità, praticare immediatamente un audit pubblico del debito di Roma (8,6 mld di cui non si conoscono più neanche i creditori), fermare ogni privatizzazione in corso o annunciata dei servizi essenziali di questa città, riempire la scatola vuota del NO alle olimpiadi con politiche concrete sulle periferie, con la redistribuzione delle risorse cittadine, con uno stop deciso al consumo di suolo urbano e non solo, con la fine della cementificazione dei territori.
Cambiare significa dare voce a chi vive il problema dell’emergenza abitativa causato dalle speculazioni sull’edilizia pubblica (vedi la truffa dei piani di zona) e sul patrimonio degli enti previdenziali, a chi passa metà della propria giornata sui mezzi pubblici, a chi lavora dodici ore al giorno, a chi paga tariffe sempre più alte per servizi (luce, acqua, trasporti, rifiuti, ecc.), perennemente in emergenza e con la beffa concreta di ritrovarsi l’ennesimo inceneritore o l’ennesima colata di cemento dietro casa.
Cambiare deve significare valorizzare gli spazi e i percorsi di partecipazione dei cittadini, di solidarietà sociale, di mutualismo e questo passa per la fine delle minacce di sfratto per centinaia di famiglie, per la fine delle minacce di sgombero ai centri antiviolenza, agli spazi sociali autogestiti in stabili pubblici e privati altrimenti abbandonati, alle centinaia di associazioni e progetti sociali e culturali cui da mesi l’amministrazione (senza soluzione di continuità fra gestione commissariale e gestione “a 5 stelle”) chiede milioni di euro di arretrati, ma senza i quali la città di Roma perderebbe uno dei pochi patrimoni di cultura, solidarietà e socialità che le sono rimasti.
Cambiare insomma, significa fare scelte politiche che trascendono, e di molto, la tecnica, la procedura, la lunghezza dei curriculum.
Centinaia di persone in Campidoglio hanno reso evidente, alla città e a questa amministrazione, qual è il vero significato della tanto enunciata partecipazione, ribadendo che oggi in Italia “cambiare” significa rompere con il governo Renzi: rifiutare a livello locale, territorio per territorio, città per città, l’applicazione del decreto Madia e delle conseguenti privatizzazioni; mobilitarsi contro il crollo di diritti e salari (persino pubblicizzati senza pudore dal governo), contro il Jobs Act e la sanità a pagamento.
Sarà la partecipazione democratica dei cittadini e delle cittadine a far dire alla città di Roma NO alla riforma costituzionale.
Dopo l’assemblea del 4 Ottobre si ritorna nei territori, in ogni quartiere, con assemblee, per costruire una sempre più ampia discussione e per continuare la scrittura delle proposte e delle idee di gestione della città, dei suoi servizi e del suo patrimonio attraverso momenti pubblici di approfondimento tematico.
Nel zona del casilino l’assemblea si terrà venerdì 18 alle ore 15,30 in via Duilio Gambellotti 11 a Torbellamonaca nella Sala del Consiglio del VI Municipio.
Al centro della discussione ci saranno sia le questioni principali che già abbiamo esposto l’incontro in Campidoglio, sia i temi più locali.
Il tema resta la capacità della giunta comunale di rispondere alle aspettative suscitate sui temi forti: debito, partecipate/servizi, casa, cementificazione, spazi sociali, periferie.
ROMA VUOLE CAMBIARE, PER DAVVERO!

IL NO SOCIALE SIA IL FATTORE DECISIVO DELLA SCONFITTA DI RENZI NEL “REFERENZUM” DEL 4 DICEMBRE

Verso la mobilitazione generale del 21 e 22 ottobre

Sabato 15 ottobre Assemblea pubblica e popolare per il NO sociale

In preparazione del 21 e 22 ottobre – sciopero generale e No Renzi Day – la Carovana delle Periferie e la Campagna romana per il No Sociale, hanno convocato una assemblea pubblica in piazza dell’Immacolata (San Lorenzo) per sabato 15 ottobre alle ore 18.00. Il tema è proprio evidenziare il NO SOCIALE al referendum del 4 dicembre.
Vi invitiamo a far circolare e far pervenire questo appuntamento a più compagne e compagni possibili e soprattutto ad essere presenti in piazza Immacolata sabato 15 ottobre alle ore 18.00.

Nei prossimi giorni ci saranno anche due carovane per lo sciopero generale e il No al referendum che faremo una sabato 15 ottobre la mattina sulla Tiburtina (partenza ore 9.30 dalla piazza di Casalbertone, arrivo a San Basilio passando per i quartieri di Casalbruciato, ospedale Pertini, Pietralata,Tiburtino III, Rebibbia metro e poi San Basilio).
L’altra carovana la faremo mercoledi 19 ottobre il pomeriggio sulla Casilina/Prenestina. Partenza ore 16.00 da Piazza Roberto Malatesta e arrivo a Tor Bella Monaca passando per Villa Gordiani, Centocelle, Quarticciolo,Tor Sapienza.
Preparate macchine e motorini per mettersi in carovana. Dopo la bellissima assemblea popolare in Campidoglio possiamo fare molto e molto bene.

Roma vuole cambiare. Mozione popolare approvata in Campidoglio

Il documento approvato dall’assemblea popolare in Piazza del Campidoglio martedi 4 ottobre 2016

Nel pomeriggio di ieri centinaia di cittadini e lavoratori di Roma si sono riuniti in assemblea nella piazza Campidoglio a cento giorni dall’insediamento della giunta a cinque stelle. Quest’ultima non solo ha declinato i numerosi inviti a partecipare, rifiutandosi di scendere quei pochi scalini che separavano rappresentanti da rappresentati, ma ha imposto il non utilizzo della sala già prenotata con l’assurdo divieto di ingresso a chi non poteva esibire un tesserino sindacale.

L’assemblea di ieri ha quindi riunito tanti comitati, associazioni, collettivi territoriali, lavoratori sindacalizzati e non, spazi occupati e autogestiti, reti sociali e sindacali per discutere insieme e pubblicamente del cambiamento che era stato annunciato, un cambiamento sperato da molti e da tanti (sia singoli che realtà collettive) creduto possibile con l’elezione della sindaca Raggi.

Per chi ha partecipato ieri in piazza del Campidoglio, “cambiare” non significa entrare al posto di qualcun altro nelle stanze dei bottoni ma rompere decisamente con i principi che hanno determinato fino ad oggi il governo di questa città: cambiare significa rifiutare i vincoli imposti dal patto di stabilità, praticare immediatamente un audit pubblico del debito di Roma (8,6 mld di cui non si conoscono più neanche i creditori), fermare ogni privatizzazione in corso o annunciata dei servizi essenziali di questa città, riempire la scatola vuota del NO alle olimpiadi con politiche concrete sulle periferie, con la redistribuzione delle risorse cittadine, con uno stop deciso al consumo di suolo urbano e non solo, con la fine della cementificazione dei territori.
Cambiare significa dare voce (concretamente, come successo ieri e non solo su forum e social media) a chi passa metà della propria giornata sui mezzi pubblici, a chi lavora dodici ore al giorno, a chi paga tariffe sempre più alte per servizi (luce, acqua, trasporti e rifiuti su tutti) sempre più cari, perennemente in emergenza e con la beffa concreta di ritrovarsi l’ennesimo inceneritore o l’ennesima colata di cemento dietro casa.

Cambiare deve significare valorizzare gli spazi e i percorsi di partecipazione dei cittadini, di solidarietà sociale, di mutualismo e questo passa per la fine delle minacce di sfratto per centinaia di famiglie, per la fine delle minacce di sgombero ai centri antiviolenza, agli spazi sociali autogestiti in stabili pubblici e privati altrimenti abbandonati, alle centinaia di associazioni e progetti sociali e culturali cui da mesi l’amministrazione (senza soluzione di continuità fra gestione commissariale e gestione “a 5 stelle”) chiede milioni di euro di arretrati, ma senza i quali la città di Roma perderebbe uno dei pochi patrimoni di cultura, solidarietà e socialità che le sono rimasti.

Cambiare insomma, significa fare scelte, scelte politiche che trascendono, e di molto, la tecnica, la procedura, la lunghezza dei curriculum, unici criteri con cui pare si sia mossa finora la nuova amministrazione comunale.

Dopo 100 giorni di amministrazione pentastellata speravamo di poter parlare dell’annunciata discontinuità con chi ha governato finora ma l’unica discontinuità pare purtroppo essere quella con i programmi, le linee guida e le promesse della campagna elettorale.

Ieri centinaia di persone in assemblea hanno reso evidente, alla città e a questa amministrazione, qual è il vero significato della tanto enunciata partecipazione, ribadendo che oggi in Italia “cambiare” significa rompere con il governo Renzi: rifiutare a livello locale, territorio per territorio, città per città, l’applicazione del decreto Madia e delle conseguenti privatizzazioni; mobilitarsi contro il crollo di diritti e salari (persino pubblicizzati senza pudore dal governo) del Jobs Act scioperando in massa il 21 ottobre e costruendo mobilitazioni in ogni parte d’Italia; affermare un NO netto a tutte le politiche liberiste del Partito Democratico a cominciare dalla riforma costituzionale, il cui rifiuto non deve essere prerogativa di singoli o comitati ma delle città tutte, abitanti e istituzioni. Non aspetteremo il superamento delle timidezze, delle confusioni e delle lotte intestine a questa giunta per praticare tutto questo, sarà la partecipazione democratica dei cittadini e delle cittadine a far dire alla città di Roma NO alla riforma costituzionale.

Dopo l’assemblea di ieri si ritorna nei territori per costruire, entro la metà di novembre, assemblee territoriali in ogni quartiere e municipio della città, per continuare la scrittura delle proposte e delle idee di gestione della città, dei suoi servizi e del suo patrimonio attraverso momenti pubblici di approfondimento tematico, un lavoro che già da mesi sta obbligando questa amministrazione a fare i conti con progetti concreti e realmente alternativi di gestione dei beni comuni urbani. Siamo pronti nei prossimi mesi (tra dicembre e gennaio) a tornare sotto le sale del Campidoglio a praticare quella democrazia reale che, a quanto pare, diventa un concetto astratto una volta occupate stanze e poltrone che contano. Come si vede dai tanti appuntamenti che elenchiamo qui sotto, all’immobilismo della giunta non corrisponde certo quella della città di Roma.

Roma vuole cambiare, per davvero!
I prossimi appuntamenti:
– Sabato 8 ottobre, h10, facoltà di psicologia de la Sapienza – Assemblea nazionale “Non Una di Meno” verso il corteo nazionale contro la violenza maschile sulle donne del 26 novembre

– Martedì 18 ottobre, h18.30, Nuovo Cinema Palazzo (san Lorenzo) – Prossima riunione cittadina

– Venerdì 21 ottobre – Sciopero Generale contro le politiche del governo

– Giovedì 27 ottobre, nel pomeriggio – Consultazione popolare sotto la sede di Acea (staz. Ostiense)

– Prima metà di novembre – Assemblee territoriali e tematiche in tutta la città

Roma vuole cambiare. Il 4 ottobre assemblea popolare in Campidoglio

Qui di seguito il comunicato con cui varie realtà sociali (Carovana delle Periferie, Decide Roma, Usb, Forum Salviamo il Paesaggio) danno appuntamento per una assemblea popolare martedi 4 ottobre in Campidoglio dalle ore 16.00 in poi.

Roma vuole cambiare

Ma per farlo non basta cambiare il governo della città. È indispensabile liberarsi dei vincoli del patto di stabilità, ingaggiare una battaglia per le risorse da destinare ai servizi, alla mobilità, al ciclo dei rifiuti.

Per cambiare è necessario il protagonismo dei territori e delle periferie; della città che soffre la crisi e che aspetta alle fermate degli autobus; della città sotto sfratto e di quella che occupa spazi abbandonati per riempirli con insostituibili esperienze di solidarietà, cultura e mutualismo.  

Roma può cambiare solo se a decidere sul futuro della città saranno i suoi stessi cittadini; se saremo in grado di costruire nuove forme di democrazia radicale contro gli avvoltoi che aspettano di speculare sui nostri territori e di accaparrarsi i servizi pubblici costringendo alla privatizzazione; se al centro saranno messi i beni comuni, la loro valorizzazione e gestione democratica. 

Per cambiare alla città non servono (e non bastano) bravi tecnici e burocrati onesti e valutazioni infinite di ‘curriculum’ professionali,  Se le competenze non sono al servizio di un progetto di cambiamento, se non si ha una visione globale e d’insieme di questa città, se il lavoro di governo non si contamina con i saperi prodotti dalle esperienze di lotta, dei comitati di quartiere e dalle associazioni, in un processo di vera e fattiva partecipazione democratica, tutto ciò che resterà  non saranno altro che tagli lineari al bilancio. Tutto secondo le regole certamente, quelle stesse “regole” con cui Roma è stata “legalmente” saccheggiata per anni ed in nome di quella stessa legalità contabile, nel nome di un debito indiscutibile, impone scelte di cui pagano le conseguenze soltanto gli abitanti di questa città.

A cento giorni dall’insediamento della nuova giunta stiamo constatando la totale discontinuità con i programmi che avevano ricevuto il consenso così ampio dei cittadini romani, e che ha conferito a questa giunta un’ampia maggioranza in grado di operare radicalmente su scelte di campo sostanziali e di vero cambiamento di rotta con i diktat dei piani di rientro e dei grandi potentati economici.

E per questo, a cento giorni dall’insediamento della nuova Giunta comunale, invitiamo tutta la città solidale, i cittadini delle periferie e la città che resiste, in piazza del Campidoglio martedì 4 ottobre dalle ore 16.00 per una grande agorà: Roma vuole cambiare, cambiamo Roma!

Sono invitati a partecipare i comitati di quartiere, le realtà culturali e associative, gli spazi sociali, i sindacati di base e le realtà di lotta, i consiglieri comunali, i presidenti e i consiglieri dei municipi, la giunta capitolina.