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Al fianco dei lavoratori dell’Atac, contro la privatizzazione dei servizi pubblici

La Carovana delle Periferie sarà in piazza del Campidoglio giovedi 7 settembre insieme ai lavoratori dell’Atac per riaffermare che i servizi devono rimanere pubblici e che la privatizzazione è dannosa sia per gli utenti che per chi ci lavora.

Giovedi il consiglio comunale discuterà delle sorti dell’Atac. Valutiamo negativamente l’ipotesi del concordato sui debiti dell’azienda perché significa che il Comune se ne lava le mani e affida ad un tribunale il destino dell’azienda che ha il compito di assicurare il trasporto pubblico a Roma.
La privatizzazione a cui puntano il Pd e i Radicali con il loro referendum è un inganno. Lo dicono i fatti. A Roma già da anni ci sono 111 linee di trasporti privatizzate e sono quelle che forniscono le periferie. I risultati sono stati disastrosi. Gli autobus in periferia non passano mai e i lavoratori della aziende private spesso rimangono senza stipendio. La privatizzazione ha fatto sì che il servizio di trasporto venga pagato a chilometro, motivo per cui pochi autobus fanno percorsi lunghissimi in molti quartieri e diradano le corse. In questo modo le aziende private prendono più soldi ma la gente delle periferie rimane per ore alle fermate in attesa dell’autobus.

Sosteniamo i lavoratori dell’Atac, fermiamo la privatizzazione dei servizi pubblici

Giovedi 7 settembre, ore 15.00 tutti in Campidoglio

Carovana delle Periferie

https://carovanaperiferie.wordpress.com/

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A TOR BELLA MONACA LE BUGIE DEI RAZZISTI NON ATTECCHISCONO

E’ stata giusta e lungimirante la scelta di presidiare la sede dell’ASIA – USB a Tor Bella Monaca per contrastare l’aggressione che un gruppo di appartenenti a Forza Nuova ha inscenato nella serata di ieri. La velenosa bugia che i gruppi razzisti stanno diffondendo per cercare di penetrare nei quartieri popolari, cioè che le case popolari non ci sarebbero perché destinate agli immigrati, la si contrasta se accanto al racconto quotidiano della verità si aggiunge la paziente e determinata presenza sul territorio.

E’ proprio grazie a questa presenza attiva che Forza Nuova ieri non ha sfilato per le strade del quartiere né è riuscita ad occupare dei locali per farne una propria sede. Gli attivisti e i militanti sociali accorsi al presidio hanno respinto l’aggressione ed hanno spiegato, prima con un’assemblea con le donne del quartiere e poi al megafono parlando all’intero vicinato, che i problemi non si risolvono alimentando la guerra tra poveri.

Il residuo patrimonio residenziale popolare che c’è in Italia è ormai ridotto al lumicino e i governi che si succedono continuano ad emanare provvedimenti per vendere anche quest’ultima piccola percentuale. Le frange di estrema destra si offrono come strumento di “distrazione di massa”: la colpa è dei migranti e non, per esempio, del fatto che il governo ha appena destinato alcune decine di miliardi al salvataggio delle banche mentre non investe un soldo nel risanamento del patrimonio immobiliare pubblico e lascia nell’abbandono le periferie come Tor Bella Monaca.

La vera questione sociale in ballo a Tor Bella Monaca è la sanatoria delle “occupazioni” delle case popolari: un popolo di aventi diritto a basso o bassissimo reddito che si vorrebbe contrapporre al popolo di chi sta prima nelle graduatoria. Una bomba sociale ad orologeria che scientemente si sta facendo scoppiare, nascondendosi dietro la falsa morale del rispetto della legalità. Ma la questione di fondo è che le case popolari sono troppo poche a fronte di una fetta di popolazione in difficoltà economica che è fortemente cresciuta per la crisi, la disoccupazione e la precarietà di massa. In questa situazione bisognerebbe mettere subito mano ad un piano di allargamento significativo del patrimonio immobiliare pubblico, acquisendo immobili inutilizzati e procedendo al riuso ed alla riqualificazione.

Continuare a lasciare la città in mano agli appetiti privatistici e speculativi significa favorire ulteriormente la disuguaglianza sociale. La destra razzista sguazza dentro queste contraddizioni e l’unica diga all’imbarbarimento è la lotta sociale per affermare una nuova stagione di diritti. La serenità ed il vigore con il quale ieri un pezzo di attivismo sociale ha respinto l’aggressione dei fascisti, stringendosi attorno alla sede di ASIA USB, dimostrano che questa strada non solo è possibile ma non è neanche particolarmente complicata.

Roma non si vende. Sabato manifestazione fino in Campidoglio

Sabato 6 maggio un corteo raggiungerà il Campidoglio per riaffermare che “Roma non si vende”. Lo slogan diventato virale durante il commissariamento Tronca sull’amministrazione capitolina.

La manifestazione del 6 maggio guarda però alla situazione di oggi e del domani sulla città di Roma. I promotori del corteo – Carovana delle Periferie, Decide Roma, Forum Salviamo il Paesaggio, Unione Sindacale di Base – da mesi stanno incalzando la nuova giunta comunale affinché dia segnali di reale discontinuità con le amministrazioni precedenti e con gli interessi speculativi da sempre dominanti sulla Capitale.

Sabato in piazza si paleseranno tutte le emergenze sociali sulle quali la nuova giunta continua a mantenere un atteggiamento reticente.

L’elenco è pesante come un macigno: accettazione e non messa in discussione del controverso debito comunale accumulatosi negli anni; inerzia su una emergenza abitativa esplosiva; nebulosità sul mantenimento del carattere pubblico delle aziende municipalizzate; subalternità alla logica dell’urbanistica contrattata con gli speculatori; deresponsabilizzazione del Comune attraverso esternalizzazione e privatizzazione dei servizi sociali; indefinitezza sulla sorte degli spazi sociali, associativi e abitativi che hanno occupato immobili pubblici abbandonati al degrado; rimozione della effettiva partecipazione popolare alle decisioni strategiche su Roma.

Infine, ma non per importanza, il corteo contesta anche il carattere liberticida e razzista del Decreto Minniti i cui effetti si sono già materializzati a Roma con la morte di Niang Maguette, immigrato senegalese da anni residente a Roma e su cui oggi si terrà un sit in di protesta in Piazza venezia.

In una città in cui a Roma tutti gli indicatori di disagio sociale segnano rosso fisso, i promotori della manifestazione del 6 maggio chiedono un cambio di passo radicale. La vita sociale, economica, culturale, politica della città ha sofferto per anni di un consociativismo solo parzialmente rivelato da Mafia Capitale. Una palude che va bonificata individuando e dando soluzione a priorità sociali diverse da quelle degli interessi privati che hanno saccheggiato e continuano a degradare Roma.

Sabato 6 maggio il corteo partirà da Piazza Vittorio (ore 15.00), sfilerà per via Cavour e si concluderà con una assemblea sulla piazza del Campidoglio.