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A TOR BELLA MONACA LE BUGIE DEI RAZZISTI NON ATTECCHISCONO

E’ stata giusta e lungimirante la scelta di presidiare la sede dell’ASIA – USB a Tor Bella Monaca per contrastare l’aggressione che un gruppo di appartenenti a Forza Nuova ha inscenato nella serata di ieri. La velenosa bugia che i gruppi razzisti stanno diffondendo per cercare di penetrare nei quartieri popolari, cioè che le case popolari non ci sarebbero perché destinate agli immigrati, la si contrasta se accanto al racconto quotidiano della verità si aggiunge la paziente e determinata presenza sul territorio.

E’ proprio grazie a questa presenza attiva che Forza Nuova ieri non ha sfilato per le strade del quartiere né è riuscita ad occupare dei locali per farne una propria sede. Gli attivisti e i militanti sociali accorsi al presidio hanno respinto l’aggressione ed hanno spiegato, prima con un’assemblea con le donne del quartiere e poi al megafono parlando all’intero vicinato, che i problemi non si risolvono alimentando la guerra tra poveri.

Il residuo patrimonio residenziale popolare che c’è in Italia è ormai ridotto al lumicino e i governi che si succedono continuano ad emanare provvedimenti per vendere anche quest’ultima piccola percentuale. Le frange di estrema destra si offrono come strumento di “distrazione di massa”: la colpa è dei migranti e non, per esempio, del fatto che il governo ha appena destinato alcune decine di miliardi al salvataggio delle banche mentre non investe un soldo nel risanamento del patrimonio immobiliare pubblico e lascia nell’abbandono le periferie come Tor Bella Monaca.

La vera questione sociale in ballo a Tor Bella Monaca è la sanatoria delle “occupazioni” delle case popolari: un popolo di aventi diritto a basso o bassissimo reddito che si vorrebbe contrapporre al popolo di chi sta prima nelle graduatoria. Una bomba sociale ad orologeria che scientemente si sta facendo scoppiare, nascondendosi dietro la falsa morale del rispetto della legalità. Ma la questione di fondo è che le case popolari sono troppo poche a fronte di una fetta di popolazione in difficoltà economica che è fortemente cresciuta per la crisi, la disoccupazione e la precarietà di massa. In questa situazione bisognerebbe mettere subito mano ad un piano di allargamento significativo del patrimonio immobiliare pubblico, acquisendo immobili inutilizzati e procedendo al riuso ed alla riqualificazione.

Continuare a lasciare la città in mano agli appetiti privatistici e speculativi significa favorire ulteriormente la disuguaglianza sociale. La destra razzista sguazza dentro queste contraddizioni e l’unica diga all’imbarbarimento è la lotta sociale per affermare una nuova stagione di diritti. La serenità ed il vigore con il quale ieri un pezzo di attivismo sociale ha respinto l’aggressione dei fascisti, stringendosi attorno alla sede di ASIA USB, dimostrano che questa strada non solo è possibile ma non è neanche particolarmente complicata.

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Tor Bella Monaca non si lascia strumentalizzare

Diciamo la verità agli abitanti del quartiere. Venerdì 7 luglio alle ore 19.00 come abitanti di Tor Bella Monaca convochiamo un presidio cittadino a via dell’Archeologia 55, contro questo “tumore” della guerra fra poveri. Consapevoli che i veri problemi del quartiere e della città sono la casa, il lavoro, gli asili nido, i trasporti e i servizi in generale.

Non ci facciamo ingannare o strumentalizzare da ridicoli gaggi in cerca di voti, amici dei poteri forti, aiutati da televisioni e giornali CI VOGLIONO DISTRARRE DAI VERI RESPONSABILI: Unione Europea, Banche, Palazzinari, Governo e Politicanti!

Le Periferie non sono RAZZISTE…..sono INCAZZATE!

No alla guerra fra poveri.

Si alla guerra ai ricchi che ci mettono alla fame e vorrebbero farci scannare fra di noi!

TOR BELLA MONACA NON LA FREGATE!

TOR BELLA MONACA NON ABBOZZA!

Carovana delle Periferie

 

LA CITTÀ È DI CHI CI VIVE. VENERDI 18 NOVEMBRE ASSEMBLEA A TORBELLAMONACA

Venerdi 18 ore 15,30 nella Sala del Consiglio del Municipio VI in Viale Duilio Cambellotti, 11.

Trasporti, sanità, scuola, partecipate, municipalizzate, servizi, inquinamento, spazi sociali, casa, qualità della vita…
SONO AFFAR NOSTRO
COSTRUIAMO LE CONSULTAZIONI POPOLARI

ROMA VUOLE CAMBIARE

Nel pomeriggio del 4 Ottobre scorso centinaia di cittadini e lavoratori di Roma si sono riuniti in assemblea nella piazza Campidoglio a cento giorni dall’insediamento della giunta a cinque stelle.
L’assemblea ha riunito tanti comitati, associazioni, collettivi territoriali, lavoratori sindacalizzati e non, spazi autogestiti, reti sociali e sindacali per discutere insieme e pubblicamente del cambiamento che era stato annunciato, un cambiamento sperato da molti e da tanti (sia singoli che realtà collettive) creduto possibile con l’elezione della sindaca Raggi.
Per chi ha partecipato in piazza del Campidoglio, “cambiare” non significa entrare al posto di qualcun altro nelle stanze dei bottoni ma rompere decisamente con i principi che hanno determinato fino ad oggi il governo di questa città: cambiare significa rifiutare i vincoli imposti dal patto di stabilità, praticare immediatamente un audit pubblico del debito di Roma (8,6 mld di cui non si conoscono più neanche i creditori), fermare ogni privatizzazione in corso o annunciata dei servizi essenziali di questa città, riempire la scatola vuota del NO alle olimpiadi con politiche concrete sulle periferie, con la redistribuzione delle risorse cittadine, con uno stop deciso al consumo di suolo urbano e non solo, con la fine della cementificazione dei territori.
Cambiare significa dare voce a chi vive il problema dell’emergenza abitativa causato dalle speculazioni sull’edilizia pubblica (vedi la truffa dei piani di zona) e sul patrimonio degli enti previdenziali, a chi passa metà della propria giornata sui mezzi pubblici, a chi lavora dodici ore al giorno, a chi paga tariffe sempre più alte per servizi (luce, acqua, trasporti, rifiuti, ecc.), perennemente in emergenza e con la beffa concreta di ritrovarsi l’ennesimo inceneritore o l’ennesima colata di cemento dietro casa.
Cambiare deve significare valorizzare gli spazi e i percorsi di partecipazione dei cittadini, di solidarietà sociale, di mutualismo e questo passa per la fine delle minacce di sfratto per centinaia di famiglie, per la fine delle minacce di sgombero ai centri antiviolenza, agli spazi sociali autogestiti in stabili pubblici e privati altrimenti abbandonati, alle centinaia di associazioni e progetti sociali e culturali cui da mesi l’amministrazione (senza soluzione di continuità fra gestione commissariale e gestione “a 5 stelle”) chiede milioni di euro di arretrati, ma senza i quali la città di Roma perderebbe uno dei pochi patrimoni di cultura, solidarietà e socialità che le sono rimasti.
Cambiare insomma, significa fare scelte politiche che trascendono, e di molto, la tecnica, la procedura, la lunghezza dei curriculum.
Centinaia di persone in Campidoglio hanno reso evidente, alla città e a questa amministrazione, qual è il vero significato della tanto enunciata partecipazione, ribadendo che oggi in Italia “cambiare” significa rompere con il governo Renzi: rifiutare a livello locale, territorio per territorio, città per città, l’applicazione del decreto Madia e delle conseguenti privatizzazioni; mobilitarsi contro il crollo di diritti e salari (persino pubblicizzati senza pudore dal governo), contro il Jobs Act e la sanità a pagamento.
Sarà la partecipazione democratica dei cittadini e delle cittadine a far dire alla città di Roma NO alla riforma costituzionale.
Dopo l’assemblea del 4 Ottobre si ritorna nei territori, in ogni quartiere, con assemblee, per costruire una sempre più ampia discussione e per continuare la scrittura delle proposte e delle idee di gestione della città, dei suoi servizi e del suo patrimonio attraverso momenti pubblici di approfondimento tematico.
Nel zona del casilino l’assemblea si terrà venerdì 18 alle ore 15,30 in via Duilio Gambellotti 11 a Torbellamonaca nella Sala del Consiglio del VI Municipio.
Al centro della discussione ci saranno sia le questioni principali che già abbiamo esposto l’incontro in Campidoglio, sia i temi più locali.
Il tema resta la capacità della giunta comunale di rispondere alle aspettative suscitate sui temi forti: debito, partecipate/servizi, casa, cementificazione, spazi sociali, periferie.
ROMA VUOLE CAMBIARE, PER DAVVERO!